Netflix: il test del nuovo abbonamento condiviso è un mezzo disastro

Per arginare la recente perdita di utenti, Netflix ha annunciato una nuova tariffa che permette la condivisione delle password, anche al di fuori del proprio nucleo farmiliare.
Ma il primo test in Sud America non è andato così bene come si sperava.

L’America centrale e meridionale rappresentano le zone con il più basso fatturato per utente di Netflix, il che contribuisce a spiegare la scelta di questi mercati come obiettivo del test preliminare.

Diversi utenti che hanno optato per le nuove restrizioni sulla condivisione delle password hanno segnalato confusione sulla definizione di “famiglia” data da Netflix e hanno notato la mancanza di chiarezza sulle diverse tariffe imposte ai consumatori.
Alcuni utenti in Perù, intervistati in maniera informale dalla rivista “Rest of World”, hanno dichiarato di non aver ancora ricevuto una comunicazione uniforme sui nuovi costi, nonostante siano passati più di due mesi dall’annuncio della nuova politica dei prezzi. Alcuni abbonati hanno subito l’aumento di prezzo e hanno quindi cancellato il proprio account Netflix. Altri, che hanno invece ignorato il messaggio sulla nuova politica, sono stati in grado di condividere i loro account tra le famiglie senza costi aggiuntivi.

Prospettive

Al di là del test che per ora possiamo definire un mezzo disastro, sorgono molti dubbi sulla effettiva volontà degli utenti di condividere i propri dati.
Nuclei familiari, indirizzi IP, geolocalizzazione, password dell’account: quante saranno le persone realmente disposte a fornire queste informazioni al colosso dell’intrattenimento?
A questo si aggiunge l’effettiva difficoltà di tracciare se effettivamente un utente stia condividendo la propria password o si trovi semplicemente in viaggio e stia consumando contenuti magari dalla casa al mare o in treno sul proprio smartphone. Scelta vincente? Di sicuro il fatto che i servizi di streaming concorrenti non stiano puntando su tecnologie simili può essere un primo segnale.

Non ci resta che attendere quello che accadrà anche qui da noi in Italia, anche se i primi riscontri non fanno ben sperare.