Multa salata per Google: guarda cosa ha combinato stavolta

L’Australia ha multato Google per 43 milioni di dollari

Che Google abbia un modello di business basato sull’estrazione e monetizzazione dei nostri dati personali per mostrarci pubblicità targetizzate non è più un mistero: numerose sono ormai le cause legali intentate verso il colosso di Mountain View.

Cos’è successo in Australia? Stavolta il problema ha a che fare con il tracciamento della posizione. Secondo quanto deciso dalla Corte federale australiana a seguito di un procedimento contro Google avviato nel 2019 dalla Australian Competition & Consumer Commission (ACCC), l’azienda dovrà pagare 43 milioni di dollari per aver violato la legge locale, avendo

rilasciato dichiarazioni ingannevoli ai consumatori sulla raccolta e l’uso dei loro dati di posizione personali sui telefoni Android tra gennaio 2017 e dicembre 2018

Sostanzialmente Google è stata accusata di aver fornito informazioni scorrette e parziali agli utenti, affermando che l’unica impostazione con cui l’azienda raccoglie dati sulla geolocalizzazione è la Cronologia delle posizioni.

Ciò che ha omesso, però, è che esiste un’altra impostazione Attività web e app – che permette di “raccogliere, memorizzare e utilizzare dati di localizzazione e identificazione personale quando era attivata“. L’ACCC ha reso noto, oltretutto, che questa particolare impostazione era attiva di default.

La pratica ingannevole ha coinvolto 1,3 milioni di utenti

Google era già stata citata in giudizio a inizio dell’anno per aver ingannato gli utenti sulla condivisione dei dati di localizzazione a Washington D.C., in Texas e in Indiana.

Attraverso questa pratica ingannevole, Google in Australia è riuscita a raccogliere i dati di geolocalizzazione di 1,3 milioni di account, indirizzando gli utenti verso annunci ad hoc e personalizzati. Dal 2018 in avanti ha modificato le modalità di raccolta dei dati, adeguandosi alla normativa australiana a tutela dei consumatori e rendendo più semplice e intuitivo il processo di cambio delle impostazioni.

La presidente dell’ACCC, Gina Cass-Gottlieb, ha dichiarato:

Questa significativa sanzione imposta oggi dalla Corte invia un forte messaggio alle piattaforme digitali e alle altre aziende, grandi e piccole, che non devono ingannare i consumatori sulle modalità di raccolta e utilizzo dei loro dati