L’Antica Roma era un postaccio per gli attori

Però avevano il privilegio del giullare

I giganti della recitazione sono lodati, se non idolatrati, per il loro talento e carisma. Innegabile l’influenza che possono avere sulle mode, nell’arte cinematografica stessa e nell’universo culturale, fino a diventare delle vere e proprie icone come Marylin Monroe.

Se la passavano tutt’altro che bene, invece, i loro colleghi nell‘Antica Roma: se si può parlare di conquista della fama, sicuramente non era una fama positiva.

Le opere teatrali venivano messe in scena durante i ludi (giochi), che erano occasioni di festeggiamento e relax quando ancora non esistevano i fine settimana. Gli attori recitavano commedie e tragedie per le folle, con musica in sottofondo, creando scene vivaci e coinvolgenti. Gli attori spesso nascevano in questa professione, come era tipico nella società romana in cui i figli intraprendevano spesso il mestiere del padre.

Tuttavia, a differenza di quanto accadeva fra i Greci, che onoravano e rispettavano gli attori, la loro reputazione nell’Antica Roma era pessima.

Il teatro come corruzione morale

La società romana è famosa per l’indulgenza e la stravaganza, quindi potrebbe sembrare strano che la professione di attore sia vista in modo così critico.

 

Eppure, i romani erano talmente preoccupati dell’influenza negativa degli attori sulla morale dei cittadini che addirittura l’imperatore Tiberio -non proprio uno stinco di santo- una volta esortò gli esponenti dell’alta società a non interagire in nessun modo con loro.

Giuliano l’Apostata, per parte sua, organicamente al tentativo di restaurare il paganesimo in città, proibì ai sacerdoti pagani di frequentare il teatro affinché gli attori non ricevessero alcuna elevazione di status a causa della loro frequentazione.

Il livello di paranoia era tale che non esistettero veri e propri teatri permamenti almeno fino al 55 a.C., perché era opinione comune che trascorrere troppo tempo a teatro fosse dannoso per il carattere di un popolo.

Gli attori venivano quindi non solo relegati ad uno status inferiore ma attivamente evitati. Avevano però, forse proprio a causa della cattiva reputazione (e quindi non legittimità dell’opinione) il cosiddetto privilegio del giullare: potevano non solo comportarsi malissimo sul palco ma anche ridicolizzare gli esponenti politici.