Le proteine di maiale ci ridonano la vista

Il collagene suino cura le malattie della cornea

Il cheratocono è una patologia cronica e progressiva della cornea, la membrana trasparente che compone la parte anteriore del bulbo oculare e che costituisce la prima lente naturale dell’occhio. Questo disturbo, che può degenerare in cecità totale, provoca una deformazione della cornea, che di conseguenza produce distorsione delle immagini e visione confusa.

Colpisce da 50 a 200 persone su 100.000, ma una soluzione potrebbe essere all’orizzonte: secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology, 20 persone hanno ottenuto miglioramenti significativi della vista dopo aver ricevuto impianti realizzati con proteine di pelle di maiale.

Dei 20 pazienti, tutti provenienti da Iran e India, 14 erano ciechi prima di ricevere l’intervento e due anni dopo l’intervento avevano recuperato in tutto o in parte la vista. Tre avevano una visione perfetta subito dopo l’intervento.

Neil Lagali, professore di oftalmologia sperimentale presso l’Università di Linköping in Svezia, coautore dello studio, si è dichiarato sorpreso dal grado di miglioramento della vista.

C’è sempre il rischio di rigetto, ma è minimo

Per creare l’impianto, Lagali e il suo team hanno sciolto il tessuto di maiale per formare una soluzione di collagene purificato. Questa è stata utilizzata per creare un idrogel che imita la cornea umana. I chirurghi hanno poi praticato un’incisione nella cornea dei pazienti per inserire l’idrogel. “Inseriamo il nostro materiale in questa tasca per ispessire la cornea e rimodellarla in modo da ripristinare la sua funzione”, ha detto Lagali.
La procedura è anche più rapida, con soli 30 minuti, rispetto ai trapianti di cornea tradizionali da tessuto umano che richiedono un’operazione di circa 2 ore.
Una molecola esterna come il collagene, però, potrebbe provocare una reazione immunitaria: i pazienti vengono quindi sottoposti a trattamenti immunosoppressivi per circa otto settimane. Lagali e il suo team sperano di replicare i risultati in uno studio su 100 o più pazienti, per poi lavorare all’approvazione della FDA e diffondere gli impianti nei Paesi in cui i donatori umani scarseggiano:
Abbiamo progettato questo materiale, questa tecnologia e questa procedura chirurgica per essere adottati in aree del mondo dove le risorse sono davvero scarse. Sono le stesse aree del mondo in cui il carico di cecità dovuto a questa malattia è più elevato“.