L’inganno al presidente portoghese

Per due anni ha creduto di essere ancora presidente

Nessuno ama dare cattive notizie, specialmente a persone malate. Bisogna misurare le parole accuratamente, ed essere il più delicati possibile. Soprattutto se il destinatario delle cattive notizie è un dittatore al potere da più di 30 anni. I funzionari dell’ex presidente António de Oliveira Salazar hanno scelto una strada diversa.

Partiamo dall’inizio: il 3 Agosto del 1968 il presidente cade dalla sedia durante una seduta dal podologo e batte la testa. Un grande male al capo, vuoti di memoria, una gamba che non risponde ai comandi: viene operato a seguito della scoperta di un ematoma cerebrale ma entra in coma per un’emorragia.

Il leader viene sostituito con Marcelo Caetano, giurista, più volte ministro. Un passaggio di testimone dettato dalle circostanze. Non foss’altro che il presidente dopo qualche mese si sveglia, fresco come non mai, e pronto a tornare in sella. Ma è comunque un ultraottantenne acciaccato…

Gli leggevano un’edizione “personale” dei quotidiani

Il capo di stato e i ministri decidono quindi di lasciare tutto com’è, ma isolando il dittatore e facendogli credere fino alla sua morte, avvenuta nel luglio 1970, di essere ancora presidente. La vicenda è narrata nel libro “L’incredibile storia di António Salazar, il dittatore che morì due volte” di Marco Ferrari.

L’inganno è stato perpetrato mettendo in scena la finzione del potere con riunioni ministeriali, visite di Stato e un sistema informativo fatto su misura per lui: interviste televisive e radiofoniche, e copie uniche del suo quotidiano preferito “Diário de Notícias”.

I suoi funzionari gli fornivano ogni giorno una versione falsa del giornale, che riportava storie inventate per far sembrare che fosse ancora al comando. Ovviamente, rimossi tutti i riferimenti a Caetano e al suo governo. I ministri partecipavano alle riunioni con il dittatore malato e facevano persino commenti denigratori nei confronti di Caetano.

Salazar avrà davvero abboccato? Pare di sì: durante un’intervista rilasciata al giornale francese L’Aurore nel 1969, disse al giornalista che Caetano non era al governo, ma era rimasto a lavorare come docente di legge. Se solo avesse saputo…