Il Führer vestiva Hugo Boss

Di recente ha fatto mea culpa

La conosciamo oggi per i profumi e per essere lo sponsor di Matteo Berrettini, ma quest’azienda tedesca negli anni ’30 produceva le uniformi naziste. Scelta che senza dubbio ne ha decretato la fortuna.

Nel 1923 Hugo Boss fondò la sua azienda di abbigliamento a Metzingen, in Germania, dove è tuttora attiva. Nel 1924 avviò una fabbrica insieme a due soci. L’azienda produceva camicie, giacche, abbigliamento da lavoro, abbigliamento sportivo e impermeabili.

Nel 1931, Hugo Boss divenne membro del Partito Nazista, ricevendo il numero di tessera 508 889, e membro patrocinatore delle SS.

Dal 1938 divenne un fornitore autorizzato dal Reichszeugmeisterei di uniformi per la Sturmabteilung (SA), le Schutzstaffel, la Gioventù hitleriana, il Corpo automobilistico nazionalsocialista e altre organizzazioni di partito. Di conseguenza, data l’alta richiesta, le sue vendite aumentarono da 38.260 ℛℳ (26.993 dollari USA nel 1932) a oltre 3.300.000 ℛℳ nel 1941.

L’ammenda, 60 anni dopo

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Hugo Boss impiegò 140 lavoratori forzati, la maggior parte dei quali erano donne, costrette in condizioni a dir poco precarie: l’igiene e il cibo erano scarsi e i ritmi di lavoro massacranti.

Secondo lo storico tedesco Henning Kober, i dirigenti dell’azienda erano ferventi nazionalsocialisti e tutti grandi ammiratori di Adolf Hitler. Nel 1945, Hugo Boss aveva nel suo appartamento una fotografia che lo ritraeva con Hitler, scattata al Berghof, il rifugio di Hitler sull’Obersalzberg.

Dopo la fine della guerra Boss fu processato e multato per il suo coinvolgimento nelle strutture naziste. Morì nel 1948 e da allora la sua azienda, poiché le richieste di divise militari andavano sempre più diminuendo, cominciò la produzione di vestiti per uomo, settore in cui divenne prima leader nazionale e poi uno dei marchi più prestigiosi in ambito internazionale.

A distanza di oltre 60 anni, la compagnia ha pubblicato un comunicato sul suo sito web nel quale chiede scusa ed esprime «il suo profondo rammarico verso quelle persone che hanno sofferto un danno e un forte disagio mentre lavoravano nell’azienda di Hugo Ferdinand Boss sotto il regime nazional-socialista».