Perché rileviamo le impronte digitali? Il caso straordinario

I metodi tradizionali non erano sufficienti

Ogni dito presenta un diverso disegno di creste nelle impronte digitali, che gli investigatori analizzano. Finora non sono mai state trovate due impronte digitali uguali tra i miliardi registrati. Ma prima delle impronte digitali, come si faceva a identificare univocamente una persona, e perché sono state inventate?

La storia delle impronte digitali inizia in Kansas, nel penitenziario di Leavenworth. Nel 1903, vengono condannati due uomini che sembrano identici, e che condividono lo stesso nome e cognome. In realtà erano due persone diverse, ma l’equivoco ha generato parecchia confusione.

Arriva un uomo di nome Will West, e l’addetto ai registri della prigione ricorda chiaramente di averlo processato due anni prima. L’impiegato, M.W. McClaughry, chiese a Will se fosse mai stato in prigione. Will rispose di no.

McClaughry si mette dunque a prendere le misure di Bertillon – dal nome del poliziotto francese Alphonse Bertillon – che era il metodo abituale per identificare le persone e consisteva nel registrare le dimensioni delle principali caratteristiche fisiche.

McClaughry, ancora convinto che l’uomo che aveva davanti fosse già stato in prigione, cercò il suo nome nel suo sistema di archiviazione e trovò un certo William West, identico in tutto e per tutto a Will West nelle fotografie. Avevano persino le stesse misure di Bertillon!

Riuscireste a distinguerli?

Ma Will West insistette con McClaughry che non era lui: “Questa è la mia foto, ma non so dove l’hai presa, perché so di non essere mai stato qui prima”. Con grande sorpresa di McClaughry, anche lui aveva assolutamente ragione. William West era una persona completamente diversa e in effetti era stato internato in carcere due anni prima per omicidio.

Il caso evidenziò i difetti del metodo Bertillon e non passò molto tempo prima che le autorità statunitensi ricorressero alla rilevazione delle impronte digitali.