Il publisher ruba i soldi allo sviluppatore che decide di rinviare il gioco

Un videogioco è stato rinviato a data da destinarsi perché lo sviluppatore si è accorto che il publisher a cui si era affidato ha rubato dei fondi.

A seguito dell’Opening Night Live della Gamescom 2022, si è velocemente sparsa una notizia che ha dell’incredibile. Se tutto venisse confermato, sarebbe un fatto increscioso, considerando soprattutto che a farne le spese è stato un team di sviluppo molto piccolo con pochissime risorse a disposizione.

Avete presente A Space for the Unbound? Si tratta di un videogioco indie sviluppato da un piccolo team indonesiano che aveva catturato l’attenzione per il suo stile grafico e la narrativa impegnata. Il gioco è stato rinviato a data da destinarsi, ma non per bug da risolvere o per dare maggior tempo agli sviluppatori di migliorarlo, bensì a causa di una probabile frode ai danni del piccolo studio.

Ad annunciarlo proprio il team indonesiano su Twitter con un lungo messaggio.

Videogioco rinviato a causa di una truffa?

Mojiken è lo studio indonesiano che sta sviluppando A Space for the Unbound, per farlo si è affidata a un publisher, PQube Games. Attraverso un comunicato pubblicato su Twitter, Mojiken fa sapere di aver rinviato il gioco a data da destinarsi perché ha scoperto una truffa ai suoi danni condotta proprio dal publisher.

A quanto pare, Mojiken aveva diritto a dei fondi destinati a studi piccoli con poca risonanza mediatica colpiti duramente durante la pandemia. Qui inizia la storia incresciosa: stando a quanto afferma Mojiken, il publisher del suo gioco avrebbe indebitamente preso questi fondi senza farne parola con i diretti interessati.

PQube Games ha sfruttato la nostra posizione ed eredità come sviluppatori dell’Indonesia per ottenere un fondo per la diversità distribuito da una piattaforma console estremamente nota

Di conseguenza, lo studio ha deciso di interrompere i rapporti con PQube Games e di rinviare il gioco, nonostante gli sforzi profusi per sette anni nello sviluppo. Il publisher non ha ancora risposto alle accuse.