Il creatore di Prey odia quel nome, non voleva chiamarlo così

Prey è uno dei migliori videogiochi della passata generazione, sviluppato da Arkane e ambientato in una stazione spaziale, il gioco è un avvincente mix di azione, stealth, poteri alieni e narrativa sci-fi di prim’ordine. Eppure, non doveva chiamarsi così. Il titolo è stato imposto.

Esisteva già un videogioco dal titolo Prey, uscito nel 2006, ma il Prey di Arkane non ha alcun collegamento con quello del 2006 o con il suo sequel mai rilasciato. Ora, in una nuova intervista, il direttore del gioco Raf Colantonio ha spiegato come lui e il team siano stati costretti da Bethesda a usare quel nome e quanto abbia odiato farlo. Colantonio ritiene che il nome sia stata una decisione di marketing sbagliata che potrebbe aver condannato il gioco al flop.

Colantonio ha lasciato Arkane poco dopo l’uscita di Prey nel 2017 e da allora ha fatto notare come non volesse usare quel titolo. Ora, partecipando al podcast AIAS Game Maker’s Notebook, ha rivelato ulteriori dettagli sulla situazione e la sua frustrazione per il nome che, a suo dire, è stato imposto allo studio, affermando di essere “in disaccordo” con Bethesda.

Arkane costretta a usare il titolo Prey

“Non volevo chiamare questo gioco Prey. E ho dovuto dire che lo volevo comunque davanti ai giornalisti”, ha detto ad AIAS nel podcast. “Odio mentire… mi è sembrato brutto sostenere un messaggio a cui non credevo”.

Colantonio ha continuato dicendo che non è stato solo lui a sentirsi così, ma che anche molti altri alla Arkane fossero in disaccordo. E pur essendo “grato” che una società gli abbia dato i mezzi e il tempo per realizzare un gioco e si sia “fidata” di lui per realizzare qualcosa come Prey, era comunque frustrato dal nome.

“Il nostro gioco non ha nulla a che fare con Prey. C’è un po’ di lato artistico/creativo che si sente insultato quando si dice a un artista ‘Il tuo gioco si chiamerà Prey’. E tu dici: ‘Non credo che debba chiamarsi così. Penso che sia un errore'”.

Ormai è andata, rimane in effetti il rimpianto per un gioco eccezionale che avrebbe meritato molto più successo di quello ottenuto.