Un insulto fa male come uno schiaffo

Siamo molto più sensibili alle parole negative che a quelle positive

L’essere umano è un animale fortemente sociale. Per sopravvivere e prosperare ci affidiamo da sempre a dinamiche di cooperazione e relazioni interpersonali in continua evoluzione.

Le parole hanno un ruolo importante in queste relazioni, in quanto sono strumenti utilizzati per comprendere il comportamento interpersonale. In quanto tali, le parole possono ferire, ma sappiamo poco su come l’impatto delle parole si manifesta quando qualcuno elabora un insulto.

L’intersezione tra emozioni e linguaggio è estremamente complessa, e un nuovo lavoro pubblicato su Frontiers in Communication dimostra che sentirsi insultare è come ricevere un “mini-schiaffo in faccia”, indipendentemente dal contesto preciso in cui l’insulto viene fatto.

Marijn Struiksma, autore dello studio, afferma che il modo esatto in cui le parole, nel momento in cui vengono lette o ascoltate, influiscono negativamente sulle emozioni non è ancora del tutto chiaro.

Anche la ripetizione degli improperi è una variabile importante da considerare: Struiksma e i suoi colleghi volevano verificare se l’elaborazione degli insulti verbali è meno sensibile alla ripetizione rispetto ai complimenti e, in caso affermativo, quali fasi cognitive sono implicate nell’adattamento e quali no.

L’insulto fa malissimo, anche se fittizio

A 79 partecipanti di sesso femminile sono stati applicati elettrodi EEG e di conduttanza cutanea. Sono state poi lette una serie di affermazioni ripetute che realizzavano tre diversi atti linguistici: insulti (per esempio, “Linda è orribile”), complimenti (per esempio, “Linda è impressionante”) e affermazioni descrittive neutre e fattuali (per esempio, “Linda è olandese”).

Per verificare se l’impatto delle parole dipendesse dalla persona a cui si riferiva l’affermazione, metà delle tre serie di affermazioni utilizzava il nome del partecipante e l’altra metà quello di qualcun altro. L’esperimento non prevedeva alcuna interazione reale tra le partecipanti e un altro essere umano. Alle partecipanti è stato detto che le affermazioni venivano pronunciate da tre uomini diversi.

I ricercatori hanno scoperto che anche in condizioni innaturali – un ambiente di laboratorio, nessuna interazione umana reale e affermazioni provenienti da persone fittizie – gli insulti verbali possono ancora “colpire”, indipendentemente da chi stia insultando, e continuano a farlo anche dopo la ripetizione.