Ma quanto kaizen sei lento?

La filosofia giapponese che può aiutarci con i nostri obiettivi

Se decidiamo di perdere diversi chili e dopo qualche mese di sacrifici e insalata non vediamo i risultati, è molto facile scoraggiarsi. Quante volte abbiamo mollato, o abbiamo continuato a malincuore, cercando di portare a compimento un grande cambiamento?

Un orizzonte temporale lontano e la prospettiva di dover fare grandi sacrifici portano spesso all’arrendevolezza, la quale genera un effetto a catena. Il fallimento si autoalimenta.

La verità è che spesso ci aspettiamo troppo da noi stessi (e dagli altri), settando degli standard difficili da raggiungere o sottovalutando le energie necessarie per portare a termine l’obiettivo.

Nessuno è perfetto, nessuno è irreprensibile: puoi essere un grande atleta ma ti sei concesso il gelato già due volte questa settimana. Puoi essere un gran lavoratore, ma passi troppo tempo sui social…

L’obiettivo dovrebbe essere quello di essere migliori rispetto alla persona che eravamo ieri, senza pretendere di raggiungere la perfezione. La filosofia giapponese del kaizen (改善) unisce questo principio con la pratica quotidiana.

Settembre andiamo, è tempo di iscriversi in palestra

Kaizen si traduce con “buon cambiamento”, ed è la pratica del miglioramento graduale e continuo. Essa rende gestibile ciò che sembra insormontabile, permettendoci di portare a termine i compiti più difficili senza sentirci sopraffatti. Una filosofia parecchio rivoluzionaria, nell’era soluzioni rapide e gratificazioni immediate.

Anche se suona come un antico segreto monastico, il kaizen è semplicemente una pratica commerciale resa popolare dalla Toyota, la casa automobilistica. La Toyota era in origine un’azienda tessile, e il passaggio alla produzione di automobili ha richiesto una serie di piccoli cambiamenti graduali settimanali, di certo non una rivoluzione improvvisa.

Come appare il kaizen nella vita quotidiana? Essendo una filosofia pratica, si può applicare a qualsiasi obiettivo. Ad esempio, se l’idea di andare in palestra ci scoraggia, possiamo scegliere di dire “oggi andrò e farò solo gli squat”. Il giorno successivo, decideremo di fare solo i crunch. E se anche i crunch sembrano troppi, basta dirsi “Solo un altro, poi ho finito”.

Oppure, nel caso in cui bisogna riordinare la casa: le grandi pulizie sono un’impresa difficile, ma il metodo kaizen consiste nel dire: “Oggi mi occuperò della camera da letto e niente di più”. Oppure: “Stamattina mi occuperò delle sedie e nel pomeriggio dei tavoli”. Probabilmente ci vorrà più tempo, certo, ma il lavoro sarà fatto.