Che cos’è l’effetto Mandela?

La mente umana è affascinante anche, se non soprattutto, per gli errori che commette. Uno dei più complessi da spiegare è conosciuto con la definizione di effetto Mandela. Ma esattamente che cos’è l’effetto Mandela?

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Nelson Mandela è stato il presidente del Sudafrica dal 1994 al 1999, spese la sua vita e la sua carriera politica a combattere l’apartheid, la segregazione della popolazione di colore istituita per legge dal governo di etnia bianca del paese africano.

Mandela ha rappresentato una delle figure più influenti del XX secolo, tanto da essere stato insignito del premio Nobel per la pace nel 1993. Di lui si ricordano tante cose, tanti aneddoti, eppure la sua morte ha generato negli anni un falso ricordo in una gran quantità di persone che ha poi dato origine alla definizione di effetto Mandela.

Mandela è morto in carcere o no?

L’effetto Mandela è proprio questo: un falso ricordo. Più persone ricordano un fatto accaduto in un certo modo e se ne convincono a tal punto che la loro versione diventa quella reale, pur essendo palesemente falsa.

Questo fenomeno della mente prende il nome di effetto Mandela da quando Fiona Broome, una donna che si considerava una consulente paranormale, affermò la sua ferma convinzione che l’ex presidente sudafricano fosse morto in carcere, in cui fu effettivamente rinchiuso negli anni ’80.

Quel ricordo, che sarebbe stato condiviso anche da altre persone, è assolutamente falso, perché Mandela morì molto dopo la sua incarcerazione, ovvero nel 2013. Questa definizione ormai è entrata, dunque, nel gergo comune e viene usata quando si hanno ricordi non autentici di un avvenimento.

Non è l’unico caso, però. Nella stazione centrale di Bologna c’è un orologio fermo alle ore 10.25. Molte persone “ricordano” che si sia fermato durante l’attentato del 1980, in realtà non è così. L’orologio si ruppe nell’attentato, ma fu poi riparato. Solo in seguito, si decise di fermarlo a quell’ora volontariamente per commemorare le vittime.