La statua più sexy del mondo potrebbe essere italiana

Ci ha lasciati perplessi per oltre un secolo: grazie ad un nuovo studio potremmo aver risolto i dubbi sulla sua provenienza

La storia della nostra protagonista inizia più di 100 anni fa: nel 1908, in un sito archeologico vicino Vienna, gli scavatori portarono alla luce una piccola statua di pietra raffigurante una donna.

La statua era alta circa 10 centimetri ed era dipinta di un colore rossastro.

Gli scienziati l’hanno soprannominata “Venere di Willendorf”, anche se il nome è un po’ improprio: essa è stata scolpita più di 30.000 anni fa, troppo presto per esser collegata alla dea romana della fertilità e della bellezza.

Inoltre, non è originaria del sito di Willendorf, il villaggio austriaco in cui è stata portata alla luce: la statua è scolpita nel calcare, una roccia sedimentaria che non è presente nella zona.

I ricercatori hanno discusso per oltre un secolo del suo significato e la sua provenienza, e almeno quest’ultimo mistero sembra essere risolto. Uno studio del 2022 pubblicato su Scientific Reports ha utilizzato la tecnologia 3D per scansionare la statua e vederne l’interno.

La Venere di Bergamo?

I ricercatori hanno scoperto che la statua era fatta di calcare oolitico. Hanno quindi potuto analizzare le strutture interne della statua e confrontarla con campioni di roccia provenienti da altre parti d’Europa.

Le somiglianze più significative sono apparse nei campioni provenienti dall’Italia settentrionale, e gli autori dello studio ritengono che la materia prima utilizzata per scolpire la Venere provenisse da sud delle Alpi.

Ciò significa che la statua è stata scolpita nell’attuale Italia e poi trasportata a nord, oppure che la materia prima è stata spostata e successivamente scolpita in Austria.

Ancora difficile capire, invece, se la statuetta votiva fosse propiziatoria di fertilità o avesse un significato erotico: i Gravettiani – il popolo che l’ha prodotta – vivevano nel clima inospitale dell’Era Glaciale, in cui il grasso in eccesso non era comune e quindi molto apprezzato.

La Venere, con il suo sedere carnoso e ventre ampio, avrebbe rappresentato lo standard irraggiungibile per le donne dell’epoca.