La terrificante pantafica abruzzese

Sicuramente ne sei stato vittima almeno una volta nella vita

Capita a tutti, prima o poi, di svegliarsi di soprassalto nel cuore della notte – magari dopo un incubo parecchio realistico – e sentirsi paralizzati, completamente bloccati nei movimenti, incapaci di emettere anche solo un fiato dalla bocca per chiedere aiuto.

Ciò che i medici chiamerebbero apnea notturna (con o senza illusione ipnagogica), in Abruzzo è opera della pantafica.

La pantafica è protagonista di una delle credenze popolari più celebri del folklore abruzzese, e forse anche quella più terrificante nella rosa di streghe, spiriti e folletti che animano e infestano l’immaginazione… e il sonno.

La pantafica è chiamata anche Pantàfiche o Pandàfeche a seconda della zona in cui si manifesta. L’origine del suo nome, dalle mille varianti dialettali, può essere ricondotta al latino d’origine greca phantasma (“fantasma”).

Secondo le credenze popolari, la pantafica è una figura spettrale di sesso femminile, vestita di bianco o di nero. Ha il viso di una vecchia nonnina e la bocca appuntita, e somiglia in tutto e per tutto a una strega dalle sembianze terrificanti.

Come attacca la pantafica? Nel cuore della notte, si materializza in camera del dormiente, si accovaccia sul suo petto comprimendo i polmoni e gli tappa la bocca impedendogli di respirare. A questo punto, la vittima si sveglia di soprassalto sentendosi paralizzata e soffocata, incapace di muoversi o parlare per qualche istante che sembra essre eterno.

La tradizione prevede diverse strategie per fermare questa strega molesta e risparmiarsi la sua visita: si potrebbe lasciare un fiasco di vino ai piedi del letto, di cui la pantafica è ghiotta, in modo che ubriacandosi le manchino le forze per attaccare.

Oppure, si potrebbe lasciare un sacchetto pieno di legumi o una scopa con molte setole, perché la pantafica ama contare le cose piccole e molto numerose. Nel farlo, verrebbe distratta per un tempo sufficiente affinché arrivi l’alba.