L’origine di cinque proverbi che usiamo tutti i giorni

I proverbi e i modi di dire rappresentano spesso la saggezza popolare, quella dei nostri nonni. Li usiamo tutti i giorni, ma spesso li pronunciamo senza sapere da dove derivino.

 

I proverbi e i modi di dire vengono usati da persone di ogni ceto sociale spesso identificati come il simbolo della saggezza popolare e, pertanto, portatori di verità assoluta. Nella lingua italiana, ci sono centinaia di proverbi che possono essere usati in qualsiasi situazione e per esprimere tutti gli stati d’animo possibili.

Seppur il significato di questi proverbi appaia chiaro ai più, ciò che non sempre risulta lampante è da dove derivino questi modi di dire spesso fantasiosi. I cinque proverbi qui di seguito sono tra i più utilizzati in assoluto, cerchiamo di spiegare la loro origine.

Proverbi italiani e la loro origine

  • Chi semina vento raccoglie tempesta: usato per ammonire chi ha un comportamento scorretto che, per questo, avrà conseguenze dello stesso tipo. La sua origine è di stampo religioso, infatti è un’espressione presente nella Bibbia, nell’Antico Testamento per la precisione: E poiché hanno seminato vento / raccoglieranno tempesta.
  • A caval donato non si guarda in bocca: quando si riceve un regalo, non bisogna fare gli schizzinosi. Questo proverbio ha origine dall’espressione latina Noli equi dentes inspicere donati di San Girolamo. All’epoca, possedere un cavallo era simbolo di ricchezza, pertanto si controllava la dentatura dell’animale per garantirsi che fosse giovane e forte.
  • Dare a Cesare quel che è di Cesare: dare ciò che spetta a chi lo merita. Anche qui entriamo nell’ambito religioso, infatti nel Vangelo di Luca (20,25) si può leggere questa frase: Rendete dunque ciò che è di Cesare a Cesare, e ciò che è di Dio a Dio. Gesù pronuncia questa frase affermando che un buon ebreo fosse tenuto a pagare i tributi a Cesare.
  • Piantare in asso: abbandonare qualcuno senza una spiegazione. L’origine è mitologica, nel mito di Teseo che sconfisse il Minotauro grazie all’aiuto di Arianna, l’uomo poi abbandona la sua salvatrice sull’isola di Nasso. La prima versione del modo di dire era “piantare in Nasso”, poi modificata in “piantare in asso”.
  • L’abito non fa il monaco: le apparenze ingannano. L’origine è letteraria, infatti deriva da un passo de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Il Conte zio parla in questo modo di fra Cristoforo, il quale seppur vestito da monaco, aveva precedentemente commesso un omicidio.