Non è il lunedì, è la dipendenza da smartphone

Vari studi hanno dimostrato che la dipendenza da smartphone causa gravi squilibri

Quando ci svegliamo, è probabile che la prima cosa che vedono i nostri occhi stanchi sia la luce blu. Durante la giornata, non è raro trovarsi invischiati nelle spire dell’infinite scrolling, schiavi di gestualità che compiamo in maniera quasi automatica.

Lo smartphone e il tablet sono diventati oggetti a tutti gli effetti irrinunciabili, indispensabili per questioni lavorative e familiari, a cui talvolta però ricorriamo per evitare la noia e la solitudine.

Alla base dell’infinite scrolling c’è un meccanismo chiamato condizionamento strumentale, basato sul concetto di rinforzo positivo: nel momento in cui un comportamento provoca piacere, questo viene percepito come un “premio”, ed è quindi un incentivo a continuare a mettere in pratica quel comportamento.

Durante lo scrolling però, oltre a contenuti piacevoli e gratificanti, veniamo a contatto anche con stimoli negativi o avversi che suscitano ansia, paura, rabbia.

Perché le brutte notizie ci tengono incollati allo smartphone?

Ce lo spiega Ned Presnall, direttore del centro di terapia contro le dipendenze Plan Your Recovery di St. Louis:

Può sembrare un controsenso che non riusciamo a staccarci dalle cattive notizie. Ma il cervello umano si è evoluto per gestire gli stimoli in modo gerarchico, partendo prima da quelli che sono più rilevanti per la sopravvivenza»

Un modo utile per smarcarsi dall’infinite scrolling è compiere una breve analisi di quali sono i nostri scopi: perché sto prendendo lo smartphone? Devo controllare il meteo di domani o sono solo annoiato? O c’è qualche altra emozione spiacevole che sto evitando di affrontare?

Così facendo, è più semplice decidere con consapevolezza se continuare con lo scrolling o rompere l’automatismo e valutare delle alternative.