Un videogioco finisce sulla lista nera dei Talebani

Può sembrare una barzelletta di cattivo gusto e invece è la realtà. Per i Talebani i videogiochi sono troppo violenti e così li stanno vitando in Afghanistan. Soprattutto uno è finito sulla loro lista nera.

In Afghanistan i Talebani hanno istituito con la forza il loro governo ormai da un bel po’ di mesi. Proprio dal paese del Medio Oriente arriva una notizia che a primo impatto potrebbe sembrare una battutaccia di cattivo gusto e invece rappresenta la realtà. I Talebani stanno vietando alcuni videogiochi perché ritenuti… troppo violenti.

Soprattutto un videogioco è stato preso di mira ricevendo il ban immediato. Si tratta di un titolo che ha riscosso e continua a riscuotere un enorme successo a livello internazionale, un battle royale amatissimo soprattutto dai più giovani.

Il battle royale bandito dai Talebani

I Talebani hanno annunciato il divieto di giocare a PUBG, uno die più famosi battle royale presenti sul mercato. Il gioco promuoverebbe la violenza e porterebbe i più giovani sulla cattiva strada. Il divieto entrerà in vigore in Afghanistan entro tre mesi, come riporta il portale Khaama Press. La decisione è stata annunciata a seguito di un recente incontro tra il Ministero delle Telecomunicazioni afghano, un funzionario della Sharia e i rappresentanti della sicurezza.

I Talebani avevano ordinato il divieto di PUBG già nell’aprile di quest’anno, ma i dettagli sono stati elaborati e annunciati solo ora. Le società di telecomunicazioni e i fornitori di servizi Internet afghani hanno 90 giorni di tempo per mettere in atto il divieto. Il divieto si concentra sulla versione mobile di PUBG e riguarderà anche TikTok, che le aziende avranno un mese di tempo per bloccare.

PUBG è stato preso di mira per i suoi contenuti violenti e viene accusato di “fuorviare le giovani generazioni” e “far perdere tempo alle persone”.

Il divieto fa parte di un’ondata di repressione che i Talebani hanno attuato da quando sono tornati al potere in Afghanistan nell’agosto dello scorso anno. Il gruppo ha anche bandito oltre 23 milioni di siti web per “contenuti immorali”. Naturalmente, come sottolinea il rapporto originale di Khaama Press, gli utenti di Internet afghani possono mettere le mani sulle VPN senza troppi problemi.