La cultura lavorativa giapponese è un incubo

La morte da lavoro eccessivo è una triste realtà

Dagli anni ’50 in poi, e precisamente dalla firma del Trattato di San Francisco, nel 1951, il Giappone conosce un periodo di grande rinascita economica. Il Trattato sancisce la riappacificazione con le potenze occidentali dopo la Seconda Guerra Mondiale, e i giapponesi offrono le proprie terre come appoggio agli americani durante le operazioni contro la Corea.

La scolarizzazione di massa e la dedizione di questo popolo hanno permesso al paese di diventare una delle grandi potenze economiche in campo, specialmente per quanto riguarda lo sviluppo e le innovazioni tecnologiche.

Le politiche lavorative giapponesi stanno però mettendo a repentaglio la salute dei lavoratori: non hanno abbastanza tempo libero, non hanno tempo nemmeno per mettere su una famiglia.

La figura del Salaryman è sempre più diffusa. Come si riconosce? In sostanza è l’uomo che vive per lavorare. Non stacca prima delle 19, e non va via finché il manager non gli da’ l’ok, sempre che questo non lo inviti a fare festa. In quel caso, l’etichetta prevede che debba non solo assolutamente accettare ma ingurgitare lo stesso numero di drink.

L’eccesso di lavoro è un problema serio nella cultura giapponese: porta alla depressione e in alcuni casi al suicidio. Tanto che è stata appositamente coniata una parola per indicarlo, karōshi: morte per troppo lavoro.

Il Giappone è il 7° paese al mondo per numero di suicidi, e questi avvengono per disoccupazione (che per loro rappresenta un’onta insopportabile) o per eccesso di lavoro.

Celebre è stato il caso della Dentsu, azienda in cui una ragazza si è tolta la vita perché non riusciva a sopportare il carico di lavoro affidatole. Non ci sono stati condannati, non si sono individuati responsabili, ma il CEO si è dimesso poco dopo. Da allora, la Dentsu e molte altre aziende hanno adottato una politica aziendale per cui staccano la corrente alle 22 e mandano tutti i dipendenti a casa.

Il lavorismo è talmente radicato nella cultura giapponese che quando è stato istituito il Premium Friday, una ricorrenza per cui il primo venerdì del mese è possibile uscire alle ore 15 dall’ufficio, solo il 4% dei lavoratori ne ha usufruito.